Gelsi e more
Gelsi e more
Il 26 settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2026 (animate dal motto “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”) inaugura in Archivio di Stato di Pesaro la mostra Vie di seta pesaresi/2. Gelsi e more, a cura di Cristina Ravara Montebelli e Sara Cambrini.
La mostra è la continuazione, ma anche il preambolo, della precedente Vie di seta pesaresi. Filande a Pesaro fra XIX e XX secolo (2024), curata dalle stesse autrici Cristina Ravara Montebelli, storica della seta, e Sara Cambrini, direttrice dell’Archivio di Stato di Pesaro Urbino.
Il focus si sposta sul moro gelso, senza il quale a Pesaro non sarebbero mai sorte tante filande, perché delle foglie di questo albero si nutre il baco da seta.
Il morus, albero noto fin dall’epoca romana per le more, che erano utilizzate come frutti e come rimedi medici e sono ricordate anche dal poeta Ovidio nella vicenda d’amore di Piramo e Tisbe, nell’Ottocento caratterizzava le campagne pesaresi, come documentano numerosi cabrei e mappe conservati in Archivio di Stato.
Rappresentazioni di quello stesso paesaggio rurale, nel quale il gelso era ampiamente presente, sono offerte dalle maioliche del primo scorcio dell’Ottocento realizzate da manifatture pesaresi, che saranno esposte.
A partire dalla stessa epoca, tuttavia, la crescente diffusione dell'allevamento dei bachi da seta, destinato ad alimentare le numerose filande sorte sul territorio, rese necessaria una coltivazione più razionale dei gelsi. Non a caso, fin dalla sua fondazione, la gelsibachicoltura fu tra gli interessi principali dell'Accademia Agraria di Pesaro.
Questo impegno formativo proseguì con la Colonia agraria di Villa Caprile, poi divenuta Regia Scuola Pratica di Agricoltura, e con la sezione di Agronomia dell'Istituto Tecnico pesarese. Presso il Podere modello dell’Accademia Agraria, a disposizione degli allievi per le esercitazioni pratiche, era presente anche un gelseto.
L’agronomo Dino Sbrozzi di Orciano, formatosi all’Istituto tecnico D. Bramante di Pesaro, promosse la difesa dei gelsi dalla Diaspis Pentagona o cocciniglia del gelso, un parassita che a partire dal 1885 aveva iniziato ad infestare i gelsi, mettendo a repentaglio la produzione serica.
Oggi altri allievi, quelli del Liceo Artistico Ferruccio Mengaroni, hanno partecipato a un progetto di alternanza scuola-lavoro, realizzando le illustrazioni di gelsi e more per ben 15 diverse etichette destinate al vasetto di confettura di more di gelso prodotto da Luvirie srl: all’inaugurazione sarà svelata l’etichetta vincitrice.
La mostra, organizzata in collaborazione con Your Boost srls, gode del patrocinio del Comune di Pesaro, della collaborazione delle principali istituzioni culturali pesaresi (Accademia Agraria di Pesaro, Archivio Gabriele Stroppa Nobili, Biblioteca Istituto Agrario Superiore “A Cecchi”, Ente Olivieri-Biblioteca e Musei Oliveriani, Liceo Artistico Ferruccio Mengaroni), dei prestiti di collezionisti e di due associazioni fiorentine.
Ultimo aggiornamento: 11/09/2026
